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La novità dell’informatica giuridica
di Francesco M. Landolfi

Un segno della modernità. Mentre il diritto romano è quasi sparito dal concorso, al punto che agli orali è relegato ad un ruolo di scomoda comparsa, una nuova materia è da quest’anno oggetto di esame orale: l’informatica giuridica.

Il magistrato moderno, in altri termini, potrà ignorare tranquillamente la in iure cessio, ma dovrà avere un atteggiamento almeno disinvolto con il computer; il polveroso diritto romano, se proprio vuole, lo può rinverdire attraverso le pagine di Diritto Romano on line o di Ius Romanum (sito, badate bene, in tre lingue: italiano, tedesco e latino).

Ma cosa è l’informatica giuridica? E, soprattutto, che cosa chiederanno all’orale?

Alla prima domanda è facile rispondere. L’informatica giuridica è una materia, nemmeno tanto recente visto che le sue origini risalgono agli anni ’40 del secolo appena passato, che si occupa di due argomenti diversi:

- l’uso dei computer nel diritto e, quindi, le applicazioni dell’informatica nel campo del diritto;

- la disciplina giuridica dell’informatica.

Di quest’ ultimo, se è vero che iura novit curia, già dovreste sapere qualcosa. Ormai esistono norme che disciplinano parecchi aspetti dell’informatica, pensate a quelle introdotte nel codice penale dalla legge 547/1993, quelle sulla firma digitale o sulla tutela del software. Queste norme, rientrando già nei programmi delle materie principali, potrebbero essere oggetto di domande in sede di esame orale.

Per il primo argomento la questione è più complessa perché lo studio delle applicazioni informatiche nel campo del diritto è argomento che coinvolge molte materie che non necessariamente appartengono al bagaglio del giurista, si pensi alla logica, alla linguistica e all’insiemistica.

L'approfondita conoscenza di queste materie è necessaria, ad esempio, per creare banche dati giuridiche complesse come il CED della Cassazione; sistemi esperti che applicano le norme automaticamente, magari aiutando, se non sostituendo, il magistrato nello scrivere le sentenze (esistono solo progetti sperimentali… continuate a studiare) e, infine, sistemi che redigono leggi logicamente ineccepibili, potenza degli algoritmi, in modo che la loro applicazione ed interpretazione siano quasi elementari (come dire: in claris non fit interpretatio; altrettanto sperimentale… purtroppo).

Come verrà verificata la conoscenza di questi argomenti da parte del candidato? Detto in soldoni … "che cosa chiederanno?"

Francamente non ne ho idea… aspetto con curiosità i dispacci dei primi candidati che dovranno sostenere gli orali, il programma delle materie di esame non dice nulla.

Per approssimazione, anzi per immaginazione, posso presumere che non vi verrà chiesto di tradurre le norme sul rito abbreviato in un diagramma di flusso per poi convertirlo in un algoritmo, né di creare un archivio informatico che raccolga tutte le sentenze degli organi giurisdizionali italiani a partire dall’unità di Italia. Molto semplicemente la commissione si potrebbe accontentare di verificare che sappiate fare ricerche con il CED o con qualsiasi altra banca dati, che conosciate gli operatori booleani e come utilizzarli, insomma potrebbero semplicemente verificare che sapete usare un computer in un modo più evoluto rispetto ad un utente normale. In buon testo di informatica giuridica dovrebbe, in ogni caso, togliervi da qualsiasi impaccio.