Questa è la lettera che ci ha inviato Gennaro Francione, magistrato a Roma.
Prende spunto da una sua recente sentenza per interrogarsi sul ruolo del magistrato. E' solo uno dei possibili punti di vista, ma può essere certamente un punto di partenza una discussione ampia sul tema.
Lettera aperta ai futuri magistrati
Cari colleghi
voglio scrivervi due brevi note per farvi conoscere i retroscena di una sentenza che ha richiesto da parte mia grande impegno giuridico ed etico e che ha fatto scalpore alcuni giorni fa sui giornali e su Internet.
Intendo riferirmi alla pronunzia di assoluzione di quattro extracomunitari venditori in strada di CD contraffatti per aver agito in stato di necessità (bisogno di nutrirsi), avendo rilevato un danno sociale in concreto inesistente per il limitato numero di copie vendute e per analogia con la diffusione anticopyright dell'arte libera e gratuita in rete.
La gente, le mail, i forum in Rete mi testimoniano approvazione ritenendo che io abbia emesso una sentenza coraggiosa, ma il problema principe di questa decisione è un drammatico confronto con una legge sul copyright, oggi aggravata al punto da colpire penalmente il cittadino acquirente di CD per strada. Una legge che appare antistorica, vista l'evoluzione del postmoderno verso l'anticopyrigt diffuso in tutta la Rete e fuori.
E' un bel dire che il giudice deve rispettare la legge ma cosa accade se la normativa è antipopolare? Se una legge è fatta per un gruppo dominante e disapplicata dalla gente, il giudice applicando rigidamente quella legge fa vera giustizia? O piuttosto dovrebbe, nei limiti del possibile, interpretarla facendo in modo che la norma produca il minor numero di danni?
Per i giovani che non sanno, gli anni sessanta segnarono la nascita di Magistratura Democratica. Soprattutto in quella temperie culturale venne formandosi la figura del nuovo giudice eretico, tutto preso da considerazioni di diritto sostanziale per adeguare le norme ai casi concreti. Perché infliggere anni di galera a chi aggrediva il patrimonio altrui, quando c'erano capi ben più degni del carcere perché consentivano "sprechi sardanapalici"? O perché infierire contro lavoratori in lotta quando i padroni li scorticavano a sangue? Erano questi i nuovi dubbi che suscitava l'azione dei "giudici rossi" di fronte ai casi da risolvere.
L'azione di quei giudici si è annacquata come gruppo, ma sopravvive lo spirito individuale di una magistratura rinnovata, davvero indipendente e cibernetica, consapevole che è favolistico perseguire la figura di un giudice apolitico.
"L'uomo è un animale politico" come dice Aristotele e non si vede perché non lo debba essere il magistrato, che ha pur sempre tra le mani una legge che non è di pietra ma di gomma, consentendo un'interpretazione "elastica" della norma tale da poterla adattare al caso concreto.
Basta. Vi lascio leggere la sentenza che è anche un articolo.
Per il resto vi auguro il coraggio della giustizia e un'azione di costituzionalizzazione per far sì che la legge, non solo nella forma ma nella sostanza, diventi uguale per tutti al fine di realizzare una giustizia vera, forte coi forti e debole coi deboli. Ciò al fine di realizzare il dettato della Costituzione che, dopo aver garantito l'eguaglianza tra le genti (art. 3), affida allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono al libero ed egualitario sviluppo della comunità (art. 2). Nello Stato è ricompresa la Magistratura, come glorioso Terzo Potere che ha il compito di mediare non solo passivamente, ma anche criticamene e attivamente tra la legge e il popolo, con il coraggio "dovuto", sia pur nei limiti in cui l'interpretazione della legge lo consente.
Buona fortuna ragazzi. Che possiate essere giusti e non solo meri servitori della legge.
Per leggere la sentenza, visitate il sito dell'Unione Europea Giudici Scrittori (EUGIUS)