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Errare humanum est, perseverare…divinum!!!
di Luigi Grimaldi

Errare humanum est, perseverare diabolicus. Così la pensavano i Latini, e di certo non si può dire che avessero torto. Può capitare a tutti di sbagliare, almeno una volta nella vita, perché l’errore è nell’ordine naturale delle cose. Il Creatore ci ha plasmati a sua immagine e somiglianza ma, ahimé, non ci ha dato il dono della perfezione… colpa, forse, di quella donna che osò disobbedirgli.

Spesso si sbaglia e, come si dice, sbagliando… si impara, si fa esperienza, per non ricadere, appunto, nell’errore.

Nel caso del concorso in magistratura, invece, le cose funzionano esattamente all’incontrario: errare humanum est, perseverare est… divinum!!! Di male in peggio… Si combinano macelli? No problem!!! Eccone un altro ancora, di dimensioni apocalittiche, almeno servirà a far dimenticare quello di prima.

Volete sapere di che cosa stiamo parlando? Tirate un po’ a indovinare. Non ci arrivate? Sì che ci arrivate!!! Stiamo parlando di quella pratica inumana che si ostinano a definire "preselezione": una tortura psicologica di ineguagliabile crudeltà. Ma stiamo davvero scherzando o si fa sul serio? Si pensa davvero che si possa mandar giù a memoria tutti gli articoli del codice civile o i massimi e minimi edittali delle pene previste per i reati?

Questi maledetti quiz hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, la negazione delle più elementari regole dell’insegnamento del diritto. Ricordo che quando frequentavo l’Università, udii il Prof. Casavola raccomandare ai suoi allievi: <<Si dice che per "fare legge" occorre avere una buona memoria. Niente di più errato. Lo studio del diritto richiede una profonda e costante riflessione, perché la norma giuridica, prima di essere applicata, va interpretata>>.

Invece si costringe il candidato ad uno sforzo mnemonico, incuranti di qualsivoglia regola didattica: ci si dimentica che questo dovrà diventare un magistrato e che giudicare implica tutto, fuorché la conoscenza mnemonica delle norme.

Ma questo sembra non importare alla commissione di turno. Si gioca sulla pelle dei ragazzi, arrecando loro danni che mai nessuno potrà provare e quantificare, e che mai potranno essere risarciti.

È bene che si rifletta attentamente e che lo si faccia in fretta, perché se da un lato lo scopo di una preselezione è quello di "fare selezione", dall’altro il criterio adoperato per raggiungere questo scopo non deve essere una "roulette russa".

E si ricordi che se errare est humanum, perseverare non est divinum, sed… diabolicus!!!